La ripresa c’è e si vede, soprattutto per le aree economiche mondiali che anche in piena crisi non hanno smesso di correre (Asia in testa): il biennio 2010-2011 sarà decisivo per ribaltare l’andamento dell’economia mondiale da negativo a positivo. Ma è presto per cantare vittoria, perché la forza della nuova tendenza al rialzo è ancora tutta da valutare, al netto delle stampelle, governative e non imposte dalle difficoltà economiche degli ultimi mesi, compresi incentivi fiscali e monetari in sostegno alla produzione e alla vendita. Questo l’ammonimento che arriva dal “World furniture outlook 2010/2011” elaborato dal Csil, Centro studi industria leggera con sede a Milano, specializzato in ricerche di mercato e consulenza per l’industria del mobile, legno-arredamento, illuminazione ed elettrodomestici, coinvolgendo esperti e operatori di 60 Paesi più importanti nell’ambito dei nuovi scenari in evoluzione. Come sempre, la presentazione del rapporto sul mercato globale del mobile (elaborato sulla base di dati provenienti da diverse fonti internazionali e locali) è avvenuta nel contesto del Salone del Mobile milanese e ha aperto, proprio nel cuore della kermesse internazionale del design, uno spazio di riflessione sul prossimo futuro del settore.
La produzione mondiale di mobili vale secondo il Csil circa 376 miliardi di dollari Usa: i Paesi ad alto reddito coprono da soli il 58 per cento del mercato: Stati Uniti (15 per cento), Italia (8 per cento), Germania (7 per cento), Giappone, (3 per cento), Francia (3 per cento), Canada (3 per cento), Regno Unito (3 per cento) e altri Paesi (16 per cento). Insieme, Usa, Italia, Germania, Giappone, Francia, Canada e Regno Unito raggiungono una produzioone di circa 159 miliardi di dollari. I Paesi produttori a medio e basso reddito, che hanno preso la rincorsa anche grazie al rallentamento indotto dalla crisi per le realtà più avanzate, sono invece il 42 per cento con il 25 della Cina, il 3 della Polonia, il 2 del Brasile, l’1 del Vietnam e l’11 per cento di altri Paesi con le stesse caratteristiche. In particolare la produzione cresce rapidamente in Cina, Polonia e Vietnam anche grazie all’investimento in nuovi impianti, progettati e realizzati per favorire il mercato delle esportazioni.
La crescita della produzione nel periodo 2003-2008 vede l’impennata della Turchia (+20 per cento), seguita da Russia (+28 per cento), Ucraina (+22 per cento), Lituania (+21 per cento), Polonia (+18 per cento), Romania e Slovacchia (+17 per cento). Il mercato asiatico continua la sua corsa con il boom del Vietnam (+32 per cento) e della Cina (+30 per cento), seguiti da India (+14 per cento) e Malesia (+13 per cento). In Sudamerica si distingue il Brasile (+13 per cento). Sui primi cinque Paesi primi importatori (Stati Uniti, Germania, Francia, Regno Unito e Canada), nel periodo 2000-2007 Stati Uniti e Regno Unito registravano il più ampio incremento passando rispettivamente da 15 a 26 miliardi di dollari e da 3 a 9 miliardi di dollari, mentre Francia e Germania si attestavano su incrementi più ridotti. Nel 2009, il quadro generale cambia e porta il segno meno principalmente per gli Stati Uniti (scesi prima a 24 miliardi nel 2008 e poi a 19 miliardi lo scorso anno), estendendolo poi a tutti i Paesi top five. Andamento non dissimile per le esportazioni, dove in testa alla classifica sono Cina, Italia, Germania, Polonia e Stati Uniti, i cui valori sono tutti caratterizzati dal segno negativo.
Inoltre, sottolinea il Csil, c’è un altro aspetto che non va sottovalutato nell’analisi: il più importante fenomeno strutturale dell’ultimo decennio è stato l’incremento del grado di apertura dei mercati del mobile, misurato attraverso il rapporto fra importazione e consumo salito dal 24 al 30 per cento a scala mondiale fra 2000 e 2008.
Quali prospettive attendersi per il 2011? Il Pil mondiale crescerà del 3,9 per cento nel 2010 e del 4,3 nel 2011, con un incremento più contenuto per i Paesi a economia avanzata che cresceranno rispettivamente per il biennio del 2,1 e del 2,4 per cento. La “mappa” tracciata dal “World Furniture Outlook 2010/2011” consente di leggere in quali aree si concentreranno le tendenze migliori di crescita. I primi della classe saranno i Paesi dell’Est Europa (Russia in testa dopo la frenata dell’ultimo biennio) ma anche, fra gli altri, la Turchia, il Sud Africa, il Messico e i Paesi di punta del Sud America (Brasile, Cile e Argentina), oltre a Medio ed Estremo Oriente (Cina, India e Indonesia). In un’Europa occidentale stabile si distingue solo la Grecia per la quale i dati Csil indicano una decrescita. Avanzano, seppure con velocità minore, anche Paesi come Francia, Australia e Stati Uniti, per i quali si parla di un’uscita dalla fase critica con lo spiraglio di una riapertura dei mercati. Il commercio mondiale di mobili, diminuito del 20 per cento nel 2009, tornerà a crescere nel 2010 (+2 per cento) e nel 2011 (+5 per cento), passando da 92 miliardi di dollari Usa del 2009 a 94 nel 2010 e a 98 nel 2011.
Si riparte dall’Oriente
Negli Stati Uniti dopo un consumo sceso nel 2009 del 7,5 per cento e un calo delle importazioni dell’11,8, il mercato inizia a reagire agli stimoli con buone prospettive di incremento dei rapporti commerciali (a partire da Vietnam e Messico), grazie anche alla ripresa delle attività commerciali e della disponibilità di credito. Ma per trovare il bandolo della matassa nel processo di crescita del settore del mobile si deve guardare a Est. L’India si conferma fra i mercati più interessanti. Con l’export di beni per 170 miliardi di dollari nell’anno fiscale 2008-2009, la crescita stimata è almeno del 9-10 per cento nei prossimi 25 anni, grazie anche alle trasformazioni sociali che stanno interessando in particolare il 64,3 per cento della popolazione, fra 15 e 64 anni: i giovani tendono a consumare meglio e spendere di più acquistando anche prodotti di qualità dall’estero. Solo nel 2010 il consumo interno crescerà del 6 per cento.
La Cina incassa il colpo della crisi ma continua a rafforzare il proprio mercato interno. La produzione rallenta nel 2009 con un incremento del 13,5 (+20,38 per cento nel 2008) e la crescita del consumo interno ha inciso sul Pil per il 12,6 per cento, che resta positivo (+8,7 per cento) malgrado la riduzione dell’export (da +21,94 per cento del 2008 a -6 per cento del 2009). Sempre a Est, in Malesia, Thailandia e Vietnam, Paesi a crescita produttiva rapida ma ancora tecnologicamente arretrati, si collocano le prospettive più ghiotte per i produttori italiani di macchine e utensili per la lavorazione del legno.
Con previsioni per il 2010 che indicano un consumo interno di 8 miliardi di dollari, una produzione di 5,6 miliardi, esportazioni per 1,6 (-0,13 per cento) e importazioni per 650 milioni, la Turchia conserva il suo ruolo sul mercato internazionale. Fra gli outsider spicca il Brasile, che importa da Cina, Germania, Usa, Francia, Giappone e Italia ed esporta soprattutto verso Usa, Argentina, Francia, Regno Unito e Angola, Paese di testa per l’espansione nel continente africano dove si sta formando una importante presenza commerciale brasiliana. Un aiuto al settore potrebbe arrivare da una ristrutturazione e razionalizzazione del mercato, e da una riduzione delle tasse a carico della produzione industriale che porterebbe benefici anche ai consumatori finali. Buone le prospettive di recupero anche per Australia e Norvegia, Paese non integrato nell’euro e più legato alle fluttuazioni del cambio monetario.
La centralità dell’industria del mobile nell’economia europea è confermata anche dai dati Epf (European panel federation): questo il settore industriale destinatario del 49 per cento dei pannelli prodotti. L’Austria, infine, ha portato la propria esperienza attraverso l’esempio del Gruppo Egger (prodotti a base di legno e decorativi): più qualità e sostenibilità per competere sul mercato.
Tecnologie, la Russia riaccende i motori
La ripresa si intravede, oltre che nel mobile, anche nel settore delle macchine e delle tecnologie per la lavorazione del legno; ma riprendere il percorso ante crisi non sarà cosa facile. Lo dicono i dati Acimall, l’associazione italiana che raccoglie 206 aziende costruttrici di macchine e utensili. In Italia il fatturato complessivo del settore è pari, nel 2009, a 1.228 milioni di euro; nel Belpaese, inoltre, sono insediate le aziende che coprono il 20 per cento della produzione mondiale ed esportano il 70 per cento del prodotto. La crisi ha pesato molto sulle esportazioni e anche su un mercato interno già rallentato nel processo di crescita ed evoluzione. Secondo gli ordini relativi al quarto trimestre 2009 (anno che registra il minimo degli ordinativi per il settore), rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente il mercato domestico ha perso il 22,4 per cento, con l’export che raccoglie +17,6 per cento, per una media di incremento del 5,5 per cento. I dati 2009 relativi alla produzione di macchine e utensili indicano una produzione da 1.228 milioni di euro che perde il 42,2 per cento, un export da 874 milioni per -42,4 per cento, con segno meno anche per l’import (-37,5 per cento per 123 milioni) e bilancia commerciale (-43,2 per cento per 751 milioni). Seconda nella classifica 2009 dei Paesi principali esportatori di tecnologie con una flessione del 43,9 per cento (dopo la Germania, che ha perso il 40,8 per cento e prima della Cina, -25,3 per cento), l’Italia esporta il 51,2 per cento dei propri prodotti in Unione europea, il 15,9 nei Paesi europei fuori Ue, il 12,5 in Asia, il 7 in Sud America, il 5,8 in Africa, il 5,5 in Nord America e il 2,1 in Oceania. I principali mercati di destinazione per lo scorso anno restano la Francia con 86,3 milioni di euro di valore (-20,7 per cento sul 2008), la Germania con 68,5 (-34 per cento), il Belgio con 41,8 (-16,9 per cento), il Brasile con 37,9 (unico segno positivo con +13,7 per cento), la Polonia con 35,9 (-47,3 per cento) e la Russia con 34,4 (-65,2 per cento). I primi segnali di nuovi ordinativi in arrivo proprio dalla Russia fanno sperare il settore in un avvio concreto di ripresa per i prossimi mesi.