Dati Csil: per il mobile la ripresa nel 2013

I rapporti economici curati dal Csil sul commercio mondiale di mobili e sulle previsioni di evoluzione del mercato italiano non lasciano spazio a dubbi: per uscire dalla crisi c’è ancora molto lavoro da fare. Soprattutto per l’Italia. 

La crisi per il settore del mobile non è finita, in particolare per l’area europea, con un’economia mondiale soggetta a forti turbolenze dei mercati finanziari e contraddistinta da un generale crollo di fiducia. Per il Belpaese, in particolare, a questo si aggiunge la pressione sui redditi e sulle capacità di spesa delle famiglie, legata anche alle recenti manovre di politica economica e fiscale. Di contro lo scenario è ribaltato per i Paesi emergenti, Cina in testa, che a scala del commercio mondiale di mobili sono stati solo sfiorati dalle difficoltà indotte dalla crisi e sono sostenuti da una forte domanda interna. Per avere – almeno in Europa – i primi segnali di ripresa si dovrà attendere il 2013. Questo il quadro, in sintesi, che emerge dalla presentazione a Milano, lo scorso novembre, del “Rapporto di Previsione sul Settore dell’Arredamento in Italia nel 2012-2013”, con i dati preconsuntivi per il 2011 e le previsioni per il 2012-2013 per il totale del settore del mobile e i diversi comparti (cucina, imbottiti, ambiente living, camere da letto, bagno, giardino e ufficio) e del “World Furniture Outlook 2012”, che contiene i dati analitici sull’industria del mobile e previsioni sulla crescita della domanda di mobili nel 2012 in 70 Paesi di tutto il mondo (35 Paesi europei, 15 dell’Asia e del Pacifico, 12 del Medio Oriente e dell’Africa, 3 del Nord America e 5 del Sud America), entrambi curati dal Csil (Centre for Industrial Studies).
 
Italia, consumi sotto pressione
 
Il punto di partenza per la riflessione sviluppata dal seminario Csil è il quadro macroeconomico 2012-2013. Il rallentamento dell’economia mondiale, legato anche alla crisi europea del debito pubblico e del sistema creditizio da un lato, l’instabilità politica ed economica di mercati chiave dall’altro, solo in parte compensato dall’incremento registrato dai Paesi emergenti, spostano al 2013 le previsioni di una possibile ripresa effettiva e disegnano un mercato articolato in tre macroaree: Asia e America latina a crescita sostenuta, Stati Uniti a crescita debole, Europa in indebolimento più marcato a cominciare dall’area Euro. A pagare il prezzo più alto, ha ricordato Angelo Tantazzi, presidente di Prometeia (Associazione per le previsioni econometriche), sono le aree a più vecchia industrializzazione. Considerando il gruppo dei Paesi G20, su una variazione annua percentuale media che passa dal +5,2 per cento del Pil nel 2010 al 3,8 atteso nel 2012 (previsioni 2013 al +4,6%), i Paesi sviluppati (Stati Uniti e area Euro) oscillano fra +2,9 per cento del 2010 e +1,5 del 2012 (+2,2% nel 2013); diverso l’andamento per i Paesi emergenti (Cina inclusa), che partendo dall’8,5 per cento del 2010 vivono un rallentamento stimato nel 2012 che porta a +6,7 per cento (+7,4% nel 2013).
Parlando di Italia, in particolare, le previsioni Prometeia stimano un aumento del Pil fermo allo 0,6 per cento in termini reali a chiusura 2011, che si tradurrà in un calo dello 0,3 nel 2012, mentre nel 2013, anno in cui l’Italia si è impegnata a raggiungere il pareggio di bilancio, il Pil tornerà a presentare un tasso di crescita positivo dello 0,6 per cento. A comprimere le potenzialità di ripresa del mercato è la stretta sui consumi interni, che continua a essere dovuta soprattutto alla pressione fiscale, alla contrazione di reddito disponibile e di potere d’acquisto, e alla mancanza di sostegno al consumo delle famiglie. Per effetto della manovra economica varata ad agosto 2011 e delle successive correzioni, nel corso del 2012 i consumi continueranno a calare dello 0,2 per cento in termini reali, con uno stallo degli investimenti, mentre solo dal 2013 reddito e consumi torneranno a crescere (+0,5% a prezzi costanti). Un andamento che porta anche a un ridimensionamento delle importazioni ed esportazioni di prodotti. Sara Colautti, responsabile studi previsionali di Csil, per il “Rapporto di previsione sul settore dell’arredamento in Italia nel 2012/2013” sul settore del mobile e i suoi comparti (mobili per la cucina, mobili imbottiti, mobili per la sala da pranzo e i soggiorni, mobili per le camere da letto, mobili per il bagno, mobili per il giardino e mobili per l’ufficio), ha sottolineato come il 2011 abbia segnato un nuovo crollo del mercato italiano. Dopo la breve boccata di ossigeno del 2010 il consumo interno di mobili è infatti diminuito del 7,5 per cento in termini reali, e di pari passo è calato anche il clima di fiducia delle famiglie; un andamento che sarà sostanzialmente confermato anche per l’anno in corso e per il 2013, in linea con le previsioni globali di andamento economico: nel 2012, conferma Csil, il mercato interno di mobili registrerà una nuova diminuzione pari al 3,6 per cento a prezzi costanti e solo nel 2013 si potrà avvistare un timido segnale di ripresa. Importazioni in calo anche per i mobili a più basso valore unitario, mentre tengono le esportazioni seppure con un rallentamento: i principali mercati per il mobile italiano restano Francia, Germania, Regno Unito e Russia, Paesi che – salvo il Regno Unito – mostrano tassi di crescita positivi rispetto allo stesso periodo del 2010 e le attese per i dati definitivi 2011 indicano un aumento dell’export del 2,3 per cento in termini reali, con una prospettiva positiva di crescita anche per l’anno in corso, su una proporzione attuale che vede il 47 per cento dei mobili italiani destinato all’estero contro il 53 del mercato interno. In calo anche la produzione di mobili, con una flessione del 4,7 per cento a prezzi costanti.
 
 
Mercato mondiale a due velocità

 

L’area di Asia e Pacifico continua a dominare il mercato globale del mobile, Sud America e Medio Oriente tengono il passo. Europa Occidentale ancora in flessione. La conferma arriva dalle anticipazioni sul rapporto “World Furniture Outlook 2012” di Csil. Come ha illustrato Ugo Finzi, senior advisor di Csil, il consumo mondiale di mobili valutato a prezzi di produzione (escluso cioè il markup per la distribuzione) è pari a circa 370 miliardi di dollari Usa, con un grado di apertura dei mercati (cioè il rapporto fra importazioni e consumi) del 28 per cento.

I Paesi che nel 2012 registreranno incrementi superiori al 3 per cento nella domanda di mobili sono Cina (+8%), Filippine (+4%), India (+7%), Indonesia (+4%), Kazakhstan (+4%), Malaysia (+5%), Thailandia (+4%) e Vietnam (+5%) per l’area Asia e Pacifico, Argentina (+4%), Brasile (+4%), Cile (+5%) e Colombia (+5%) per il Sud America, l’Algeria (+4%), l’Arabia Saudita (+4%), il Bahrain (+4%), il Kuwait (+5%), il Qatar (+7%) e il Sud Africa (+4%) per il continente africano, la Russia (+4%).

I principali paesi importatori di mobili a scala globale sono invece Stati Uniti, Germania, Francia e Regno Unito. Proprio dagli Stati Uniti, epicentro della crisi economica, partono i primi segnali di ripresa per il commercio di mobili: dopo il crollo del 2008 e 2009 le importazioni degli Stati Uniti, fino al 2007  motore principale della crescita del commercio mondiale del settore, sono in ripresa nel 2010 e nel 2011. La Cina ha aumentato le sue esportazioni da circa 4 miliardi nel 2001 fino a una quota di circa 37 miliardi di dollari lo scorso anno; gli altri grandi esportatori di mobili sono Italia, Germania e Polonia. Sull’andamento del commercio mondiale e sui risultati economici incide anche l’aumento di capacità produttive in corso nei Paesi emergenti, che in fase di stagnazione della domanda continua a determinare eccesso di offerta con conseguenze negative sulla redditività per i produttori. Finzi ha aggiunto inoltre che, per il commercio mondiale del mobile, in linea con il commercio mondiale di manufatti, è prevista una crescita molto modesta nel 2012, dopo la forte contrazione del 2009 e la ripresa del 2010 e del 2011. La domanda di mobili si presenta estremamente diversificata in base a sei macroaree considerate e segna le tappe di andamento della crisi economica mondiale: in primo piano la recessione dell’Europa Occidentale e la crescita lenta del Nord America, a fronte di un incremento più rapido nell’Europa Centro-Orientale e in Russia e una crescita sostenuta (oltre il 3%) in Medio Oriente, Africa e Sud America. Si distinguono per crescita brillante dei consumi di mobili i Paesi di Asia e Pacifico, su un incremento complessivo mondiale di oltre il 3 per cento.
 
Fra passato e futuro
Fra l’esperienza delle grandi realtà produttive del mobile italiano e le future evoluzione del settore è di mezzo un profondo cambiamento della società italiana costantemente in atto. Su questo si è concentrato in particolare l’intervento di Massimo Florio, coordinatore dell’incontro e presidente del Comitato scientifico Csil, che con la sessione di lavoro “Storia del Futuro, 1861-2001” ha tracciato in nuce un percorso di crescita e sviluppo del mobile italiano fra evoluzione dello Stato unitario, società e mondo dell’industria in 150 anni di storia. Al dibattito hanno preso parte Giovanni Gervasoni, dell’azienda Gervasoni (collezioni di arredamento di design per indoor e outdoor) e Peter Hefti, Gruppo Molteni (comprende i marchi Molteni&C, Dada, Unifor e Citterio per la produzione di tutte le tipologie di arredo escluso bagno e illuminazione), realtà storiche del mobile made in Italy. Marinella Meschieri di Fillea-Cgil ha sottolineato l’esigenza di una politica industriale che supporti le imprese e le spinga all’associazionismo e all’aggregazione, in particolare per lo sviluppo di una forte competitività internazionale. Mauro Mamoli, presidente del Gruppo leader di Federmobili, ha rimarcato l’importanza del ruolo di una federazione specializzata per stimolare l’evoluzione delle imprese in senso di efficienza e capacità gestionali innovative. Ma un segnale importante di attenzione è arrivato anche dalle istituzioni locali: nel corso di un breve indirizzo di saluto per conto dell’assessore alle Politiche per il lavoro, sviluppo economico, università e ricerca del Comune di Milano Cristina Tajani, Luca Stanzione ha annunciato l’impegno da parte del Comune di Milano ad avviare, da gennaio 2012, una serie di consultazioni con le organizzazioni di categoria, i sindacati e le università. Obiettivo, impostare un piano per lo sviluppo e ricomporre le filiere produttive, per guardare alla ricostruzione e al recupero della competitività.
 
 
Evoluzione del Pil: variazioni annue percentuali a prezzi costanti
                                                                               2010              2011              2012              2013
Paesi G20                                                              5.2%             3.9%             3.8%             4.6%
Paesi Sviluppati G20                                            2.9%             1.5%             1.5%             2.2%
di cui:    Stati Uniti                                                3.0%             1.7%             1.8%             2.5%
             Area Euro                                                 1.7%             1.6%             0.3%             1.5%
Paesi Emergenti G20                                           8.5%             7.2%             6.7%             7.4%
di cui:    Cina                                                         10.4%           9.3%             8.6%             9.5%
 
Fonte: Ocse, Briefing on the Economic Outlook for G20 economies, 31 Ottobre 2011.
Note: Il termine G20 si riferisce al numero dei partecipanti alle riunioni: i 18 paesi sotto indicati più Argentina (proiezioni non disponibili), più un rappresentante dell’Unione Europea.
I Paesi Sviluppati G20 includono: Stati Uniti, Giappone, Germania, Francia, Regno Unito, Italia, Spagna, Canada, Corea e Australia.
I Paesi Emergenti G20 includono: Cina, Brasile, India, Russia, Messico, Turchia, Indonesia, Sud Africa.
 
 
Dati Csil: per il mobile la ripresa nel 2013 ultima modifica: 2012-01-30T00:00:00+00:00 da admin