I dati sono confortanti e, di fatto, confermano le aspettative della vigilia: 43.295 ingressi, il 15,9 per cento in meno rispetto al 2010. Numeri che testimoniano la sostanziale tenuta della biennale mondiale delle tecnologie e delle forniture per l’industria del legno e del mobile, a fronte di una situazione economica che continua a essere estremamente difficile. Analogo discorso per i 515 espositori, di cui 177 da 34 Paesi, che hanno animato l’evento milanese.
La 23esima edizione di Xylexpo, svoltasi a FieraMilano-Rho dall’8 al 12 maggio scorso su una superficie di 32.178 metri quadrati netti espositivi, è stata dunque uno specchio fedele della realtà: i dati diffusi dall’Ufficio studi di Acimall alla vigilia della manifestazione ricordano che nel primo trimestre di quest’anno gli ordini per l’industria italiana sono diminuiti del 4,6 per cento rispetto ai primi tre mesi del 2011, con il meno 24,8 per cento registrato sul mercato nazionale, in parte bilanciato dagli ordini provenienti da oltre confine (più 4,25 per cento).
E se, per completezza di informazione, facciamo un passo indietro e diamo una occhiata a come è stato il 2011 ci accorgiamo che le cose sono andate meglio, ma non certo in modo tale da recuperare il business perduto. La produzione ha infatti raggiunto i 1.699 milioni di euro, con un aumento del 10,2 per cento rispetto al 2010; le esportazioni si sono attestate a quota 1.278 milioni, ovvero il 75 per cento del totale della produzione e ben il 18 per cento dell’offerta internazionale, confermando la collocazione di questo settore industriale ai vertici del “made in Italy”. Le importazioni sono state pari a 145 milioni di euro, ben il 20,3 per cento in meno del 2010.
Un altro motivo di riflessione viene dalla “solidità” del tessuto produttivo di riferimento: se prendiamo in considerazione le imprese associate ad Acimall (la realtà confindustriale che rappresenta il settore delle tecnologie e degli utensili per la lavorazione del legno) vediamo che dal 2004 a oggi 20 aziende sono fallite e 23 sono state cedute ad altre imprese, a fronte di 14 “nuove entrate”.
Per carità: come abbiamo detto e scritto più volte Xylexpo non è la fiera del “made in Italy”, ma è innegabile che tutte le fiere del mondo hanno il compito, più o meno grato, di essere la vetrina di riferimento della produzione nazionale. Porte aperte al mondo e senza esitazioni, ma se la squadra di casa non riesce a fare gol perché di campionati non se ne giocano più è evidente che una parte concreta del “bisogno” di essere a Milano viene meno.
L’altra faccia della luna non è certo più attraente: l’Italia è ed è sempre stata un Paese dedicato alla trasformazione. Anche nel legno. Negli ultimi anni abbiamo perso un po’ di fiato, anche in quel “mobile arredamento” che è sempre stato il nostro fiore all’occhiello, bandiera di una capacità industriale, di fare design, di proporre gusto e strumenti per una più alta qualità della vita che ci ha dato grandi soddisfazioni. Ebbene, se tanto mi da tanto i produttori di tecnologia di oltre confine non hanno poi così tanti motivi di venire a esporre a Xylexpo. E il calo delle importazioni (meno 20 per cento nel 2011 sul 2010) è lì a dimostrarlo.
Insomma, sarebbe stato assurdo pensare che Xylexpo avrebbe potuto andare meglio di così ed è stata, lo ribadiamo, un fedele specchio del mercato. Anche nella percepibile differenziazione della attrattiva dei diversi comparti presenti in fiera: nei padiglioni 1 e 3, dove era concentrata l’offerta per la lavorazione del pannello, l’atmosfera è stata più positiva rispetto al padiglione 2, lavorazione del massiccio, e al padiglione 4, dove erano raccolte le tecnologie per la prima lavorazione. Evidente che il mondo del mobile è in condizioni di salute migliori; comprensibilmente più difficile la situazione per il massiccio e per le attrezzature destinate alla produzione del pannello: estremamente difficile programmare investimenti di grande portata e pianificazioni a lungo termine in periodi di forte stagnazione come l’attuale. Un periodo nel quale l’Europa vede settori decisamente trainanti per il nostro comparto, quali l’edilizia, praticamente paralizzati. Non tanto, dunque, una difficoltà della rassegna, quanto il riflesso della mancanza di domanda, con alcune differenziazioni che Xylexpo ha reso evidenti, tangibili.
Tornando agli operatori giunti a Milano, ancora una volta rilevante la quota di visitatori stranieri, il 47 per cento del totale. I contingenti più numerosi sono stati, nell’ordine, quelli di Francia, Turchia, Svizzera, Federazione russa e le emergenti Repubbliche confinanti, Germania. Gli incrementi più rilevanti vedono al primo posto la Turchia (più 45,6 per cento), la Cina (più 36,1 per cento) e la Russia, che ha visto una crescita del 33,5 per cento dei visitatori rispetto al 2010.
Riportiamo la conclusione del comunicato stampa a consuntivo: “La diminuzione riscontrata nel numero dei visitatori, alla luce della situazione economica particolarmente critica, è da considerarsi assolutamente fisiologica ed è stata ampiamente compensata dalla buona qualità dei visitatori stessi che, a detta degli espositori, hanno consentito l’avvio di trattative assai promettenti e – contemporaneamente – l’instaurarsi di un buon numero di nuovi contatti che sicuramente genereranno buone possibilità di vendita”.
Ci sentiamo però di fare nostre le parole espresse in tempi recenti da Ambrogio Delachi, presidente di Acimall, quando ha detto “… non possiamo comunque negare che risultati ben più positivi si sarebbero potuti raggiungere se il succedersi di due fiere concorrenti, per giunta nell’arco di due settimane, non avesse avuto l’effetto di generare in coloro (costruttori, rivenditori ed utilizzatori finali) che abitualmente frequentano le fiere di settore; uno stato di grande confusione per la incomprensibile situazione venuta a crearsi nel panorama fieristico Italiano.
Il nostro comparto ne ha sofferto immensamente e l’immagine del nostro Paese ha subito un altro duro colpo. In un periodo già estremamente difficile – a causa di una recessione sempre più evidente e di una situazione mondiale certamente non positiva – non abbiamo certamente fornito all’esterno una immagine di coesione e di compattezza.
Comprendo perfettamente che le esigenze delle grandi aziende possano in alcuni casi essere diverse da quelle dei piccoli costruttori, ma sono convinto che tutto possa essere mediato all’interno della associazione di appartenenza, con uno spirito volto al rafforzamento e non all’indebolimento dell’intero comparto. Non è sufficiente essere bravi come industriali: è nostro dovere essere bravi come sistema Paese”.
Non ci pare sia necessario aggiungere altro.
43mila a Xylexpo 2012:
la biennale "tiene"
ultima modifica: 2012-07-06T00:00:00+00:00
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